Sulle tracce della Via del Carro

Un antico basolato che affiora tra i campi, solchi profondi scavati nella roccia viva dal passaggio incessante dei carri, toponimi che conservano la memoria di un tempo remoto: è questo lo scenario che ci accoglie lungo la cosiddetta Via del Carro, una strada di origine romana che attraversava il territorio leccese collegando due porti strategici del Salento, Brindisi e Otranto. L'escursione, partita dalla Masseria Gianmatteo, è stata guidata da Alessandro Romano, documentarista e regista che da anni si dedica allo studio e alla divulgazione delle antiche vie romane. Romano ci ha accompagnato in un vero e proprio viaggio indietro nel tempo, mostrandoci i resti ancora visibili di una delle arterie più importanti per l'economia salentina fra Medioevo e Rinascimento. La Via del Carro correva parallela alla costa adriatica, mantenendo una distanza di 2-4 chilometri dal mare, e collegava Brindisi con Otranto passando per il territorio di Lupiae, l'antica Lecce. La sua importanza crebbe in particolare nel Quattrocento, quando i documenti d'archivio testimoniano un traffico intensissimo di merci, tanto da rendere quella via una delle più percorse del Salento. Il nome stesso, “Via del Carro”, deriva dal continuo solcare della strada da parte dei carri agricoli. I solchi profondi che si osservano ancora oggi sono la prova tangibile del tempo e dell'intensità dei passaggi. Lungo il suo tracciato si trovavano numerose masserie agricole che, attraverso questa arteria, convogliavano i prodotti della campagna verso i porti. La merce più preziosa trasportata lungo la Via del Carro era senza dubbio l'olio lampante. Prodotto in quantità enormi, l'olio salentino raggiungeva Gallipoli, dove veniva fissato il prezzo di mercato, per poi essere esportato verso Londra e da lì in tutta Europa. Tracce del commercio oleario salentino sono state rinvenute persino in Siberia. Quella ricchezza agricola rese necessario fortificare le masserie, trasformandole in presidi di resistenza contro le incursioni turche. Fu proprio questa prosperità, fondata sulla terra e sull'olio, a finanziare nei secoli successivi la magnificenza del barocco leccese. Il percorso dell'escursione si è spinto poi fino a Ramanno, al confine tra le bonifiche di Frigole e quelle di San Cataldo. In questa località sorgeva un'antica villa manifatturiera, sede di produzione di ceramiche da trasporto destinate ai mercati mediterranei. Qui la strada romana mostra ancora solchi profondi nella roccia, vere e proprie corsie parallele che testimoniano un traffico intenso e costante. Grazie anche agli scavi condotti recentemente, è emersa la presenza di un ulteriore porto romano a sud del molo di Adriano (San Cataldo), un'infrastruttura di grandi dimensioni che ampliava la rete di collegamenti tra Rudiae, Lupiae e il mare. Il paesaggio attraversato da queste antiche vie è un museo a cielo aperto: basolati, solchi, cocci di anfore, resti di fornaci.È proprio questa stratificazione di memorie che l'Ecomuseo delle Bonifiche di Frigole si propone di valorizzare, accompagnando visitatori comunità e locali alla riscoperta di un territorio che ha ancora molto da narrare. 

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